Decluttering: come eliminare il superfluo

Decluttering: come eliminare il superfluo

Vi è mai capitato, in un raptus improvviso di organizzazione casalinga, di scovare oggetti di cui non ricordavate neanche l’esistenza? Ad esempio, quell’utensile per cucinare solo ravioli al vapore che abbiamo acquistato in quella meravigliosa vacanza, oppure un misuratore di umidità dell’aria che a prima vista, in quel negozietto pieno di oggetti invitanti, ci appariva indispensabile? Per non parlare dei negozi cinesi di quartiere che, in questi mesi di restrizioni ma di grande desiderio di gratificazione, sono diventati la tentazione più trasgressiva di acquisto compulsivo e subdolamente accessibile.

Onestamente però, quanto questi oggetti fanno parte del nostro quotidiano? Quanti di loro rispondono oggi ad una necessità oggettiva?

Tutti questi oggetti – che sicuramente in passato hanno avuto un significato ma che oggi non ci servono o non ci piacciono più, possono creare disordine e ingombro. Ed ecco che viene in nostro soccorso un nuovo termine di origine inglese: DECLUTTERING.

Decluttering: qual è il suo significato?

Prima di capire come applicare il decluttering in casa, vediamo cosa significa. “Decluttering” è un termine inglese che vuol dire fare spazio, eliminare gli ingombri: con il decluttering andiamo a disfarci di ciò che non serve per ricreare un luogo più funzionale ed organizzato. Non solo: questa pratica, infatti, presenta dei risvolti positivi anche a livello psicologico, permettendo di focalizzarci sul presente dato che, secondo alcuni studi, un ambiente ordinato sarebbe positivo per la mente.

Decluttering, però, non significa buttare via tutto: questa tecnica, infatti, presuppone un’attenta valutazione degli oggetti per capire di cosa è necessario disfarsi e di cosa no. Scopriamo meglio come funziona.

Come fare il decluttering in casa: 3 consigli per eliminare il superfluo

Ora che conosciamo il suo significato, vi diamo alcuni consigli per dedicarvi al decluttering della casa in modo efficace e senza perdervi d’animo. In particolare, inizialmente, potrebbe non essere facile decidere cosa eliminare e cosa tenere, soprattutto perché molti oggetti sono legati ai nostri stati emotivi ed a ricordi profondi che in alcuni casi potremmo addirittura aver paura di tradire. Ecco dunque 3 consigli utili per andare dritti all’obiettivo e non farsi prendere dai rimpianti.

1 – Iniziare senza avere fretta

Completare il decluttering della casa in un solo giorno non è un’impresa semplice e rischia di demotivarci già in partenza. Per affrontare il tutto con più serenità, perché non iniziare passo per passo? Ad esempio, potreste cominciare da una stanza e pianificare di concludere il lavoro entro la settimana, dedicando poco tempo ogni giorno a questa attività.

Nel riordinare la stanza, vi consigliamo di procedete per sezioni, con l’obiettivo di iniziare un compito e finirlo: in questo modo, man mano che vedrete un passaggio completato, cresceranno fiducia ed entusiasmo.

 

2 – Le domande fondamentali da porsi

Non prendiamoci in giro: disfarsi di alcuni oggetti, nonostante ormai non servano più, non è sempre facile. D’altra parte, se lo fosse stato, non avremmo riempito la casa di tutti i ricordi, i souvenir e le cianfrusaglie legati agli ultimi vent’anni della nostra vita! Ricordiamo però che decluttering non vuol dire gettare ogni cosa, ma passare attraverso un processo decisionale che aiuta a conoscere i legami, di tipo pratico ed emotivo, che ci uniscono a ciò che possediamo e ad agire di conseguenza.

Dunque, come eliminare il superfluo? Per capire che sorte riservare a quei jeans di quando eravamo giovani e ribelli, a quel soprammobile sudamericano o a quel vecchio libro regalato dall’amico fraterno dell’università, è importante porsi alcune domande, come ad esempio: “L’ho mai utilizzato?”, “Mi è ancora utile?”, “Mi regala emozioni positive?”. Ad esempio, secondo Marie Kondo, ideatrice dell’ormai celebre Metodo KonMari, bisognerebbe conservare solo le cose che ci danno gioia e ringraziare gli oggetti che eliminiamo, prima di lasciarli andare, per il servizio reso. A questo proposito: che destino riservare a ciò non vogliamo più? Vediamo come organizzarci con la tecnica delle quattro scatole.

3 – Il metodo delle quattro scatole

Una pratica molto utile e schematica può essere quella delle quattro scatole. Per metterla in pratica, basterà trovare quattro contenitori e destinare ad ognuno di essi uno scopo ben preciso, ad esempio: il primo potrebbe essere destinato agli oggetti da conservare, il secondo a quelli da vendere/regalare, il terzo alle cose che necessitano riparazioni ed il quarto a tutto ciò che va nella raccolta differenziata. In questo modo, oltre a eliminare il superfluo, il decluttering permette di dare nuova vita a quello che non adoperiamo più, cedendolo a chi ne ha più bisogno.

 Dalla scrivania alla cucina, in ogni ambiente c’è qualcosa da lasciar andare

La metodologia del decluttering può essere applicata ad ogni ambiente della nostra casa: in ogni stanza c’è sicuramente bisogno di una sana riesamina degli oggetti che la popolano per ripristinare ordine, pulizia e buon senso, tutti elementi alla base della leggerezza e del benessere mentale.

Passerete il vostro tempo ritrovando tazze sbeccate, tostapane impolverati, bagnoschiuma natalizi allo zenzero e ricariche rinsecchite per penne stilografiche: alcuni di questi oggetti vi ricorderanno momenti importanti del vostro passato, che saranno comunque sempre custoditi nel vostro cuore; capirete che nessun oggetto potrà restituirvi situazioni o persone vissute ed amate, indelebili indipendentemente dagli oggetti che le rievocano.

Troveremo così conforto nel lasciare andare, liberandoci dal passato e rendendo la nostra casa confortevole e dinamica, perché offrirà tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

I benefici del decluttering

Ed eccoci arrivati il punto focale che può aiutarci nel mettere in pratica il decluttering: ricordarsi che ciò che abbiamo vissuto e ciò che ci ha emozionato esiste a prescindere dalla presenza o meno di un oggetto.

Imparare a lasciare andare è un modo per semplificarsi la vita: quando gli oggetti si accumulano in maniera eccessiva si rischia di non trovare ciò che serve realmente, dando origine a stati di ansia e agitazione.

Creare ordine attorno a noi ci insegnerà a comprendere come ci sentiamo internamente. Può sembrare pretenzioso ma provare per credere! E’ estremamente liberatorio e dona grande fiducia in se stessi e nelle proprie forze.

 

INCI: come leggere le etichette dei cosmetici

INCI: come leggere le etichette dei cosmetici

LINCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) non è altro che la nomenclatura di riferimento per la lista degli ingredienti presenti all’interno di un prodotto cosmetico, è obbligatoria per legge e, proprio perché standardizzata a livello internazionale, basta saperla leggere per capire quali prodotti sono davvero naturali e quali sono semplici campagne di marketing.

La prima cosa da sapere è che l’ordine degli ingredienti dipende dalla quantità di sostanza presente all’interno del prodotto. Il primo della lista sarà quello di cui è composto maggiormente, se un prodotto quindi è a base acquosa, il primo ingrediente che trovi sulla lista sarà proprio l’acqua (Aqua) . Si va poi in ordine decrescente, fino ad arrivare alle sostanze presenti in quantità inferiore all’1%, che possono essere a quel punto inserite in ordine sparso.

Altra cosa importante da considerare è in che lingua sono indicate le sostanze: se gli ingredienti sono inseriti nella lista con il loro nome latino significa che l’elemento è stato utilizzato così come è in natura (per questo il nome botanico in latino), se invece è in inglese vuol dire che ha subito delle trasformazioni chimiche. Se poi ci sono alcuni ingredienti che cominciano per “CI” seguito da un codice numerico a 5 cifre (es: CI 54875), si tratta di coloranti. Il CI infatti è il Color Index, e il codice numerico che lo segue serve ad identificare la tonalità specifica inserita all’interno del prodotto. 

Una volta capita la composizione dell’INCI, quali sono quindi gli ingredienti da evitare? La risposta è: DIPENDE! Dipende da cosa cerchi, e cosa vuoi evitare soprattutto. Se per esempio sei un soggetto allergico, meglio evitare prodotti con troppe profumazioni, ma di per sé il profumo non è un ingrediente “pericoloso”. La buona notizia è che la qualità degli ingredienti all’interno di un prodotto e il suo costo non coincidono affatto, ci sono marche che producono cosmetici con ottimi INCI a prezzi bassi, e creme costosissime piene di siliconi e derivati del petrolio, quindi migliorare la qualità dei tuoi prodotti cosmetici non svuoterà affatto le tue tasche!

Capiamo insieme quali sono le sostanze pericolose e quali sarebbe meglio evitare, sia per la nostra salute che per quella dell’ambiente. 

Formaldeide: È una sostanza che viene usata per la conservazione dei cosmetici, è stata accertata come cancerogena già dal 2004. Attenzione a smalti, dentifrici, shampoo e fondotinta, che sono i prodotti dove viene maggiormente utilizzata anche per la sua azione battericida.

MEA, TEA, DEA, MIPA: Sono schiumogeni sintetici, anche loro potenzialmente cancerogeni, meglio optare per schiumogeni naturali.

Parabeni: Creano intolleranze e sono potenziali interferenti endocrini, cioè in grado interferire con il nostro sistema ormonale.

Siliconi (Es: il Dimethicone):  Sono derivati del petrolio, sono usati in cosmetica per creare “l’effetto seta”, tipico dei balsami o delle creme super idratanti. In realtà non nutrono né capelli né pelle anzi, la patina che creano sopra chiude i pori e non permette di assorbire altri nutrienti. Non sono particolarmente nocive per l’uomo, ma sono sostanze non biodegradabili, quindi inquinano. Da evitare soprattutto se si soffre di pelle grassa, l’uso eccessivo può portare all’insorgere di brufoli e punti neri.

SLES e SLS: Sono tensioattivi derivati anch’essi dal petrolio; vengono usati per mescolare l’acqua con le sostanze grasse, che naturalmente non riuscirebbero mai a legare tra loro. Sono altamente inquinanti.

Petrolati:  Anche questi, come suggerisce la parola stessa, sono derivati del petrolio, e anche questi come i siliconi ostruiscono i pori e inquinano fortemente l’ambiente.

PEG e PPG: molto simili ai petrolati, vengono creati combinando un olio (naturale o sintetico) con l’ossido di etilene. Il numero accanto alla sigla indica il rapporto tra l’olio di base e l’etilene, maggiore è il valore, peggiore sarà per noi e la nostra pelle.

Esistono diverse App e siti che aiutano a capire se l’INCI di un prodotto è buono o meno. Il BioDizionario è sicuramente il sito più “famoso” in tal senso, ma esistono anche diverse app, sempre aggiornate con molti dei prodotti in uscita e popolate anche con l’aiuto degli stessi utenti, come Greenity o Biotiful.

In linea generale, nessuna delle sostanze sopra citate è pericolosa per la nostra salute in minime quantità, lasciati guidare dal buon senso come sempre ed evita prodotti che abbiano questi elementi ai primi posti dell’INCI, in modo da minimizzare il più possibile i rischi per l’ambiente e per la tua salute.